Lockdown Economy Italy with Digital Trainer Clara Attene

The interview was transcribed and adapted into an article by Monica Giromini

Lockdown Economy: Interviews by think tank AlterContacts.org with real entrepreneurs sharing insights, challenges and successes during the COVID19 global pandemic to inspire, motivate and encourage other entrepreneurs around the world.

In questa intervista condotta da Stella Saladino abbiamo incontrato Clara Attene, digital trainer e giornalista, appassionata del “lato umano” della tecnologia. Nelle sue attività di consulenza e formazione, dedicate alla data visualization, alla verifica di informazioni, all’open source intelligence e alla progettazione di contenuti e format innovativi per i media, Clara Attene cerca sempre di lavorare sull’aspetto umano del digitale, inteso come il fatto che ogni strumento ha una logica umana, che tutti siamo potenzialmente in grado di comprendere e mescolare correttamente con la logica delle nostre necessità per capire se un software o un’app sono davvero ciò che ci serve per risolvere il nostro problema. Durante il lockdown ha scoperto ed esplorato pregi e difetti della formazione online facendo corsi in streaming su Youtube per il Google News Lab, ha deciso di investire una parte del suo tempo per formarsi sul tema della verifica e ricerca di informazioni in rete candidandosi al programma Digital Sherlock organizzato dall’Atlantic Council’s Digital Forensic Research Lab, oltre che alla preparazione di alcuni nuovi corsi per il 2021.

Watch the video version of the interview.

Clara è una digital trainer e giornalista. Una sua particolarità è che ha una passione per il “lato umano” della tecnologia.

Clara, raccontaci di che cosa ti occupi.

Clara Attene: Il “lato umano” della tecnologia è un’idea che ho raffinato nel corso dell’ultimo anno. Io ho iniziato un po’ di anni fa lavorando come giornalista, soprattutto giornalista economica. Adesso in ambito giornalistico faccio soprattutto consulenze per la creazione e produzione di contenuti e format innovativi, tendenzialmente sul digitale. Nell’ambito della formazione, invece, mi occupo di formare studenti, giornalisti, persone che lavorano nel mondo della comunicazione, ma non solo, sugli strumenti che possono servire a comunicare meglio determinati contenuti. In particolare, mi occupo di visualizzazione di dati e di un altro ambito, quello della ricerca e verifica di informazioni. Questo è un po’ il panorama generale.

È da tanto tempo che ti occupi di questi argomenti?

Clara Attene: Nella formazione ho iniziato a lavorare circa sei anni fa, occupandomi di formazione in alcuni master e scuole di giornalismo in Italia, per esempio l’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino. Ho fatto anche delle consulenze per la formazione nell’ambito delle soft skills per FCA. Poi, l’anno scorso, a cavallo tra il 2019 e il 2020, ho lavorato per un anno per il News Lab di Google nel ruolo di teaching fellow. Fondamentalmente, il mio compito era andare in giro per l’Italia e fare corsi rivolti ai giornalisti per aiutarli a sviluppare le loro competenze in ambito digitale.

Quindi aiuti le persone ad apprezzare il lato umano della tecnologia. Ma esiste davvero?

Clara Attene: Secondo me sì, ne sono profondamente convinta. Lo riassumo con l’idea che molto spesso il software, il programma, l’app o il telefonino che fa tremila cose ci spaventano perché sono effettivamente strumenti complessi, ma è molto importante riflettere su un fatto: quello strumento complesso è stato pensato da un altro essere umano o da gruppi di esseri umani esattamente uguali a noi, quindi la logica che c’è sotto è una logica umana che secondo me, in quanto uomini, abbiamo potenzialmente la capacità di capire. Poi c’è un altro aspetto importante, che è quello di capire qual è la logica delle nostre necessità. Bisogna chiedersi: questo programma è adatto a quello che io voglio fare? Questa app funziona per risolvere il mio problema? Se la risposta è sì, vuol dire che abbiamo intuito se non altro le logiche dei due elementi della questione, problema e possibile strumento di soluzione, e poi pian piano possiamo occuparci di lavorare e di capire quali sono le funzioni, a che cosa ci serve, quali sono le potenzialità. Questo lo si fa lentamente, dopo aver capito la logica. Altrimenti ci si concentra troppo su quello e, siccome il volume di informazioni è molto elevato, si rischia di perdersi e continuare a dire di non saper usare quello strumento.

Come stai vivendo questo periodo così particolare? Qual è il lato umano del Covid e dei lockdown? Dove ti trovi al momento?

Clara Attene: Vivo a Torino ed ero qui anche durante il primo lockdown. Cercando di essere sintetica, il primo lockdown è stato un po’ particolare perché lavoravo ancora con Google, erano gli ultimi mesi del mio contratto. Quindi, sono passata da quasi un intero anno trascorso viaggiando tutte le settimane in giro per l’Italia a ritrovarmi chiusa in casa. Questo non è stato proprio facilitante. Mi trovavo comunque in una situazione protetta da un punto di vista lavorativo ed economico, perché avevo quel lavoro e anche il resto del mio lavoro, che fortunatamente non si è mai interrotto nonostante le difficoltà di questo periodo. Al tempo stesso, è stato un periodo interessante perché siamo dovuti passare da una formazione di persona a una formazione fatta online, in diretta streaming, quindi una sfida, una cosa che non avevo mai fatto prima e che si è rivelata impegnativa ma anche molto divertente. Questo mi ha permesso anche di riflettere di più sui benefici, o meglio, sugli aspetti importanti del lavoro da remoto. Io ho sempre lavorato da remoto anche per altre attività e, in quel caso lì, mi sono resa conto che l’esistenza di un gruppo di colleghi molto coeso e unito, sebbene ampio e internazionale, fosse comunque di grande compagnia. Nel momento in cui il lavoro con Google si è concluso e ho ripreso la mia attività normale, nonostante fossimo ancora in un lockdown abbastanza stretto, mi sono accorta che quella compagnia mancava, proprio perché c’era un rapporto umano e professionale che, benché mediato dalla tecnologia, era molto importante e influenzava positivamente tutta l’attività che ognuno di noi svolgeva nei rispettivi paesi.

Come sei riuscita ad affrontare questa difficoltà? Hai messo in atto delle strategie o delle best practice da trasmettere?

Clara Attene: Devo dire che ho fatto tesoro di questa cosa cercando di fare attenzione, da quel momento in poi, a mantenere e stimolare contatti regolari con gli amici, con i colleghi, ma anche con persone nuove, perché capita di incrociarsi per lavoro, anche se in modalità virtuale. Quelle sono tutte cose che comunque vanno coltivate, a maggior ragione in una situazione in cui ci troviamo in un isolamento fisico. Un altro sistema, questo è un po’ extralavorativo, è andare a camminare. Almeno una volta al giorno, al mattino o a metà giornata a seconda dell’agenda del giorno, esco e mi faccio mezz’ora/un’oretta di camminata. Camminata, non corsa: correre mi annoia. Invece camminare mi rilassa, mi aiuta a concentrarmi, mi ricarica e quindi mi permette di proseguire il resto della giornata in maniera più serena. Dà quello stacco fisico che, in una condizione di chiusura e limitazioni negli spostamenti, per me è stato fondamentale. Quando ho iniziato a capire questa cosa ho pensato che fosse una leva da sfruttare.

Nel tuo settore lavorativo che tipo di ripercussioni ci sono state a livello economico? Quali difficoltà ha vissuto il tuo settore?

Clara Attene: Sicuramente, nell’ambito della formazione, il problema di non potersi incontrare di persona è un ostacolo significativo. Si fa formazione anche da remoto, lo stiamo sperimentando un po’ tutti, però sono delle dinamiche diverse, molto più faticose sia per chi offre la formazione sia per chi la riceve, anche perché le capacità di concentrazione dell’essere umano arrivano fino a un certo punto. E poi c’è questa sovrabbondanza di eventi o cose che facciamo attraverso la rete, sia pubblici che privati, che genera un po’ di stanchezza mentale, la quale non favorisce l’acquisto di un corso, che in condizioni normali acquisteremmo per dedicare un momento a noi stessi. Dal punto di vista giornalistico, il problema che si sta verificando è che le aziende, che sono inserzionisti, vanno in difficoltà e questa cosa ovviamente si ribalta nell’ambito giornalistico. Un’altra cosa che mi viene in mente sul contenuto è ciò che si definisce infodemia: abbiamo avuto e continuiamo ad avere a disposizione una quantità enorme di informazioni di ogni segno che spesso si contraddicono a vicenda e questo genera molta fatica, confusione e ansia. La fa venire a me, che credo di avere gli strumenti per fare la tara, e penso che l’effetto sia ancora più forte nei lettori e negli spettatori. Questo è un effetto importante sul quale, come professionisti, dovremmo fare molta attenzione, prendendoci il tempo, non appena sarà possibile, di fare una riflessione seria per il futuro.

Sì, il termine infodemia rende bene la difficoltà di distinguere non solo le fake news ma anche il modo più sottile in cui a volte si fa informazione manipolatoria. Dobbiamo coltivare una cultura che dia gli strumenti alle persone per poter essere in grado di riconoscere il tipo di informazioni di cui sono in possesso.

Clara Attene: Esatto, questo è uno degli aspetti della formazione che vanno coltivati. Bisogna educare sia il professionista che si occupa di un tema sia il suo pubblico a recepire nel modo migliore, nel bene e nel male, quella che è l’offerta che gli viene proposta.

Che programmi hai per i prossimi mesi o i prossimi anni?

Clara Attene: Adesso sto partecipando a un corso organizzato dall’Atlantic Council, un organismo legato al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che riguarda l’Open Source Intelligence e la verifica di informazioni online, un ambito che ho conosciuto lavorando con Google e che mi ha molto appassionato, soddisfando la mia curiosità. Il corso durerà un anno ed è composto da una serie di incontri a cadenza settimanale. Ci si può iscrivere al numero di corsi che più si preferisce, anche in base ai temi che si vogliono approfondire. Questo perché nel prossimo anno mi piacerebbe progettare alcuni corsi. Con il primo vorrei rimanere sul mondo dei dati e fare una riflessione di metodo su come possiamo fare a valorizzare quello che è il lato umano che c’è dietro i dati; quando usiamo i dati per raccontare le storie, stiamo comunque sempre parlando di persone. Con l’altro corso, invece, vorrei puntare sulla open source intelligence e la verifica di informazioni, lavorare su quegli strumenti e capire quali sono gli approcci. È un mondo molto ricco e complesso, infatti il corso è interessante proprio perché mi sta dando la possibilità di ascoltare storie anche di altri paesi, per esempio su come funzionano le cose nei paesi Baltici oppure in Medio Oriente, dove ci sono sfere di influenza diverse da quelle che mediamente abbiamo noi come paese occidentale.

In un momento in cui non possiamo viaggiare ti apri al mondo.

Per concludere ti chiedo: se avessi una bacchetta magica che ti permettesse di concretizzare tre aiuti utili a superare le difficoltà del momento, a che cosa penseresti?

Clara Attene: Il primo che mi viene in mente è il tempo. Sono una di quelle persone che vorrebbe moltiplicare la lunghezza della sua giornata, così 24 ore dormo e 24 ore lavoro: in questo modo sarebbe equamente bilanciato. L’altra cosa, forse, è un po’ più di sangue freddo in alcuni frangenti. A volte mi capita, soprattutto quando ci sono molti input uno dietro l’altro, di voler cercare di star dietro a tutti e nella fretta non riuscire a dare la giusta priorità a ciò che devo fare prima. In quel senso, vorrei un po’ di lucidità pronta all’uso in più. Come ultima cosa direi un bel ring light, che avevo ma che era di Google e ho dovuto restituire, altrimenti quando facciamo le dirette perdo sempre delle ore per cercare di orientarmi in base a dove arriva la luce [ride]. Molto terra a terra ma sicuramente efficace.

About the guest

Clara Attene occupa di formazione e consulenze rivolte a studenti, professionisti del giornalismo e della comunicazione e aziende su strumenti digitali utili alla professione, in particolare nell’ambito del data journalism e della ricerca e verifica di informazioni.

Come giornalista, progetta e realizza, anche in collaborazione con freelance, startup e aziende giornalistiche, format e contenuti — possibilmente innovativi — da distribuire attraverso canali digitali.

https://www.linkedin.com/in/claraattene/

The UN-registered nonprofit social initiative that helps small businesses and self-employed professionals to overcome the challenges of the pandemic.

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