Lockdown Economy Italy with Founder of Freelance Network IT Barbara Reverberi

The interview was transcribed and adapted into an article by Monica Giromini and Giulia Girlando

Lockdown Economy: Interviews by think tank AlterContacts.org with real entrepreneurs sharing insights, challenges and successes during the COVID19 global pandemic to inspire, motivate and encourage other entrepreneurs around the world.

In questa intervista condotta da Stella Saladino abbiamo incontrato Barbara Reverberi, fondatrice di Freelance Network Italia in provincia di Milano. Barbara Reverberi si impegna da anni focalizzando tutte le sue forze verso un unico obiettivo: aiutare le persone che sono o vogliono diventare freelance a non perdere la motivazione e a trovare spunti per migliorare. Ha creato la prima rete italiana per freelance, Freelance Network IT, che svolge proprio questa funzione.

Durante il lockdown, ha continuato a impegnarsi in questa direzione, in particolare mettendo insieme idee e condividendo le difficoltà dei professionisti. Il disagio provato in questo periodo ha a che fare con un’area più olistica della persona, i freelance hanno vissuto un momento di profondo disagio e smarrimento. Da qui è nata l’idea di offrire delle “pillole formative” chiamate Benessere Freelance. Per aiutare i professionisti a ripartire, sentirsi più attivi e focalizzarsi su aree di competenza da migliorare.

Watch the video version of the interview.

Barbara Reverberi è la fondatrice di Freelance Network Italia, è una giornalista e anche tanto altro.

Barbara, raccontaci che cosa fai.

Barbara Reverberi: Intanto grazie per questa bella opportunità di condivisione, sai che le condivisioni mi piacciono, sono nel mio spirito e nei miei valori. Io sono una freelance convinta dal 2012, sono giornalista e mi sono sempre occupata di Media Relations e Digital PR. In quest’ultimo periodo sto un po’ cambiando quest’anima, anche se metto al servizio delle persone che seguo proprio queste mie esperienze pregresse di comunicazione. In sostanza, quello che faccio da quando ho creato Freelance Network Italia, che è un grande gruppo di professionisti per la comunicazione, è seguire le persone e aiutarle in questo periodo di trasformazione. Ho creato dei percorsi per aiutare le persone a essere freelance prima di diventarlo, perché è una questione di forma mentale, non è per tutti. Quello che stiamo vivendo è un momento storico di grande trasformazione, sia per il mondo del lavoro sia per il nostro aspetto personale, perciò non possiamo dimenticare che oggi dobbiamo tutti essere un po’ imprenditori di noi stessi. Credo che questa sia la base del mio messaggio.

Da quanto tempo esiste Freelance Network Italia?

Barbara Reverberi: Esiste dal 2017, anno in cui, dopo un corso di formazione tenuto per l’ordine dei giornalisti in regione Lombardia, che per la prima volta ha unito anche l’ordine dei commercialisti e quello degli avvocati, abbiamo capito che bisognava fare un passo in avanti, smettendo di pensare al nostro lavoro come chiuso dentro a un ufficio. Infatti, sebbene nell’immaginario collettivo l’avvocato e il commercialista siano quelli con la valigetta e con fiotti di clienti che arrivano nello studio mentre il giornalista è quello che deve andare in giro per riportare la notizia scrivendo per giorni interi al pc, condividendo le nostre competenze, idee e difficoltà ci siamo resi conto che una difficoltà grandissima che avevamo in comune era quella di sentirsi soli. Ci sentivamo di fatto tutti soli. Così mi è venuta questa idea, visto che ho ricevuto tanti commenti e feedback positivi, anche di persone che non sapevo potessero avere il mio numero di telefono. Ho capito l’importanza dei social e anche delle applicazioni di messaggistica, ma soprattutto mi sono resa conto che avevamo una base comune su cui ricostruire qualcosa. L’idea del network mi è balenata lì. La sera sono arrivata a casa e mi sono detta “Questo è un patrimonio. Perché sprecarlo?”. Per cui mi sono rimessa in contatto con tutte le persone che mi avevano contattata in modo diverso, via Twitter, Linkedin, Whatsapp o anche Messenger. Ho chiesto loro il contatto email o ho cominciato a far crescere questa piccola mailing list. Eravamo venticinque, oggi la community aperta su Facebook è di oltre 700 persone. Sono freelance a vario titolo e in vario modo, ma perché è un bisogno quello che io e Freelance Network abbiamo raccolto. Poi abbiamo creato, l’anno scorso, un’associazione per valorizzare il lavoro indipendente, ma legato soprattutto all’ambito della comunicazione, perché mi sono resa conto di quanto fosse importante, anche per poi progettare insieme, poterci presentare un po’ più strutturati al nostro pubblico, alle persone e ai nostri ipotetici clienti. Non bastava più essere giornalisti e quindi presentarsi dicendo di scrivere contenuti per il web. Magari c’è qualcuno che ha bisogno di crearlo, un sito web, e allora perché non trovare una persona che con me possa costruire il sito? Magari c’è bisogno di fare delle fotografie, e allora perché non trovare qualcuno che le sappia fare? Questa rosa di professionisti con specificità diverse si è andata sempre ampliando.

Un progetto molto bello e interessante. La forma del network permette di valorizzare le persone a livello professionale nella loro specificità.

Barbara Reverberi: Hai detto bene, nella loro specificità. Ognuno porta il proprio contributo e la propria unicità. La difficoltà delle community, e lo dico anche qui con grande serenità, è quella di comprendere che dev’essere un dare e un avere, perché molto spesso ci si inserisce in realtà collettive con l’abitudine mentale di prendere. Ci si iscrive a un gruppo perché si vuole qualcosa. Non basta più, bisogna imparare a dare. “Give and take”, come dice Adam Grant. Però è fondamentale, perché è così che ci si arricchisce veramente, la condivisione parte da lì. Chi si unisce a delle community con il pensiero soltanto di prendere contenuti, conoscenze ed esperienze senza rimettersi in gioco, donando un po’ della propria competenza ed esperienza, secondo me, fa un lavoro piccolo. Non mette veramente a frutto l’opportunità di essere in una rete.

Come hai affrontato il primo lockdown e come stai affrontando adesso il secondo? Tu dove sei, in Lombardia?

Barbara Reverberi: Sì, sono in Lombardia, in zona rossa, infatti per contrasto mi sono vestita di nero [ride]. Abito in provincia di Milano, per fortuna, quindi vedo il verde dalla mia finestra e anche questo mi ispira, la mattina è fonte di energia. Il primissimo lockdown è stato veramente difficile. Ci siamo trovati catapultati in questa situazione che nessuno credeva possibile. Inizialmente, abbiamo accusato il colpo, ma siccome sono una persona assolutamente positiva ho cercato, anche attraverso le persone che collaborano con il mio team, di creare delle situazioni nuove, ovviamente tutte online. Del resto, noi siamo comunicatori digitali, questa è una cifra di Freelance Network, e quindi ci siamo chiesti che cosa potessimo fare per continuare le nostre formazioni. Uno degli aspetti principali dell’associazione, infatti, è quello di offrire due ore di formazione gratuite al mese, incluse nella quota, su verticalità e competenze che per il freelance sono indispensabili. Ma mi sono resa conto che non bastava, perché avevamo a che fare anche con un’area più olistica della persona, e quindi anche dei freelance (ma non solo) che in quel momento si sentivano davvero spaesati, disorientati e, secondo me, in alcuni momenti anche senza speranza. Quando ci siamo visti tutti quanti chiudere i contratti o terminare alcune collaborazioni per necessità altrui, c’è stato un momento di grande smarrimento. Allora abbiamo pensato a delle “pillole” chiamate Benessere Freelance. L’idea era portare qualcosa nella vita delle persone, dando qualche suggerimento e spunto per ripartire, ricominciare, sentirsi attivi, o anche semplicemente per studiare e focalizzarsi sulle proprie aree di competenza da migliorare. Questa era l’idea per far stare meglio le persone. Così è nato Benessere Freelance. Abbiamo contattato una serie di professionisti, tutti felici di partecipare, come hai fatto tu con il tuo contributo sul Personal Branding dedicato ai freelance. Abbiamo messo insieme un programma: ci incontravamo ogni mese — anzi, all’inizio ogni settimana, perché credevo che fosse davvero una necessità — ed è stato positivo. Abbiamo anche creato dei gruppi di lavoro, una piccola task force e sono nati, all’interno di Freelance Network, dei gruppi, uno per esempio sull’healthcare, quindi dedicato in particolare a tutti i professionisti della comunicazione che si occupano di salute e benessere, in senso anche scientifico. Hanno cominciato a parlarsi e hanno creato un gruppo di lavoro; di lavoro perché doveva essere produttivo in qualche modo e aiutarci ad andare avanti e a trovare nuove soluzioni. Così come è nata una Made in Italy task force, che ha prodotto un video che ci ha aiutato a fare una piccola prova di funnel, per cui chi accede al nostro sito www.freelancenetwork.it vede un pop-up e può partecipare, compilando un form brevissimo, e ricevere una consulenza gratuita di mezz’ora in cui noi semplicemente cerchiamo di aiutare a capire a che punto si è della comunicazione e della trasformazione digitale. Ci tengo a precisarlo, perché non sono d’accordo sull’eccesso di gratuità che in questo periodo si è manifestato a più livelli: questa è semplicemente una chiacchierata dove, a turno, noi professionisti mettiamo a disposizione le nostre competenze per dare un’idea. Ma finisce lì, poi bisogna assumersi la responsabilità del cambiamento e della crescita e investire su professionisti validi che possano aiutare nella trasformazione, se no non funziona e non funzionerà più questo sistema Italia.

Sono d’accordo: è bello poter donare, ma la professionalità ha i suoi costi ed è giusto che sia così, anche per garantire un livello alto di professionalità e serietà del servizio erogato.

Barbara Reverberi: Assolutamente, ma anche perché credo sia importante per ridare dignità al lavoro. Se pensiamo a che cosa è successo nell’ultimo anno, il lavoro inteso come professionalità e valore, che sembra quasi un palindromo — lavoro, valore –, è contenuto in quello che uno sa fare, nelle sue competenze. Non riconoscere quelle competenze, secondo me, oggi mette davvero in crisi la persona, perché ne mette in crisi il valore.

Se dovessi consigliare a chi è freelance tre strategie per affrontare meglio questo momento di difficoltà, che cosa consiglieresti?

Barbara Reverberi: Il primo consiglio è sicuramente quello di studiarsi, recuperare la propria dimensione e imparare davvero a conoscere se stessi, perché se non conosciamo bene noi stessi, difficilmente riusciremo a comunicarci in maniera efficace. Quindi il primo è di respirare un attimo, pensare, navigare, cercare degli esercizi o rivolgersi a un professionista che possa darci una mano a focalizzarci su noi stessi, perché bisogna ritrovarsi. Questo è il primo passaggio. Il secondo è certamente quello di trovare la “unique selling proposition”, in parole semplici: il nostro perché. Perché facciamo questa cosa? Perché vogliamo farla? Anche questo ci aiuta per la parte tre, il terzo consiglio, che è di imparare a comunicarci bene. Se noi sappiamo chi siamo, se abbiamo trovato il nostro perché e questo nostro perché sprizza da tutti i pori e sprizza in tutti i nostri post e nei nostri messaggi di comunicazione tutto cambia completamente. Lo dico in base alla mia esperienza, perché naturalmente prima ci sbatto la testa, cado e poi riparto, se no non sono convinta. Devo provarlo e testarlo, e per me questo ha fatto una grandissima differenza. Così ho cominciato a comunicare in maniera un po’ più scientifica, con degli obiettivi e uno scopo precisi, che non è di arrivare alla persona, ma di dare alle persone un contributo perché possano migliorare e perché possa cambiare anche la loro vita.

Se avessi una bacchetta magica e potessi chiedere tre aiuti, anche concreti, per la tua attività professionale, di che cosa avresti bisogno in questo momento?

Barbara Reverberi: Chiederei di avere accanto le persone giuste per progredire. Con alcune persone siamo più in assonanza, con altre meno, ma da soli non si va assolutamente da nessuna parte. Quindi vorrei avere accanto una bella squadra che mi permetta di fare il salto. Io adesso ho bisogno di fare il salto con la mia squadra attuale o con nuove persone che possano entrare nella squadra e farci fare questo salto. È un bisogno grandissimo. In secondo luogo, chiederei di diventare più tecnologica. Mi rendo conto che la tecnologia va talmente veloce che ogni volta si arranca. Ho bisogno di qualcuno che m’illumini, mi accenda una lampadina per farmi capire che cosa mi serve tecnologicamente per fare il salto e arrivare un pochino oltre. Terzo, non nego che vorrei avere tre clienti fissi al mese da seguire — perché questo è il numero che mi sono data per fare un lavoro fatto bene — e vorrei che questa cosa continuasse. Mi sto chiedendo quali sono gli strumenti migliori che possano portarmi a raggiungere questo risultato, per me e la mia famiglia.

Chi è Barbara Reverberi

Giornalista digitale freelance, podcaster e autrice. Ha fondato Freelance Network Italia, una community di professionisti che credono nel lavoro libero e indipendente. E ha creato un percorso trasformativo per supportare le persone che vogliono essere freelance prima di diventarlo.

https://www.barbarareverberi.it/
https://www.freelancenetwork.it/

The UN-registered nonprofit social initiative that helps small businesses and self-employed professionals to overcome the challenges of the pandemic.

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