Lockdown Economy Italy with freelance journalist Dora Carapellese

The interview was transcribed and adapted into an article by Giulia Girlando

Lockdown Economy: Interviews by think tank AlterContacts.org with real entrepreneurs sharing insights, challenges and successes during the COVID19 global pandemic to inspire, motivate and encourage other entrepreneurs around the world.

In questa intervista Dora Carapellese, giornalista freelance ci racconta come è riuscita a superare il periodo del Lockdown nella sua professione e ci fornisce alcuni spunti di riflessione e strategie. Dora non si è mai fermata neppure quando il Lockdown ha obbligato molti di noi a chiudere, ha sfruttato al massimo il tempo a disposizione, investendolo soprattutto nel migliorare le proprie relazioni e il proprio Personal Branding online. In questo modo si è non solo tenuta occupata, continuando a fare e a rimanere attiva, ma allo stesso tempo si è fatta notare online da nuovi potenziali clienti che l’hanno contattata per alcuni preventivi. Il suo insegnamento principale è soprattutto quello di rimanere sempre determinati, positivi e rimanere sempre in attività, nel “fare” strategico. Secondo Dora inoltre ci sarebbe bisogno da parte dello Stato Italiano di uno sgravamento fiscale per i freelance e partite iva per poter affrontare con più facilità questo periodo difficile.

Parlaci di te: di cosa ti occupi?

Dora: Io sono una libera professionista da una vita: mi occupo di comunicazione e il mio core business è l’ufficio stampa. Il lavoro si è orientato in quella direzione, anche perché i clienti sono arrivati in quella direzione per cui non ho potuto fare a meno di specializzarmi in quell’ambito. I settori sono diversi (sanità, agricoltura, management, sanificazione) e questo mi dà l’opportunità di spaziare. Sono una giornalista e scrivo per una testata, ma la parte più preponderante è l’ufficio stampa con un aspetto legato alla comunicazione strategica rispetto a un freelance o un’azienda, al fine di aiutarli a creare una strategia di comunicazione per promuoversi sul mercato.

Da quanto tempo e dove svolgi questa professione?

Dora: Ormai sono più di 15 anni che svolgo questa professione e sono stanziale a Bologna, ma agisco su tutto il territorio nazionale e a volte anche sul piano internazionale.

Come hai affrontato e superato il periodo di lockdown tramite le tue attività lavorative?

Dora: Siamo ancora in piena pandemia, perciò la situazione è in itinere: nel momento clou in cui si è presentata questa situazione anomala, mi sono dedicata alla rete guardando e ascoltando molti colleghi e aziende in qualità di osservatrice. Ciò mi ha portato a un certo fermento creativo, perché si riesce ad avere più spazio e si moltiplica il tempo per pensare. Tra le criticità che ho incontrato, se parliamo dell’ambito strettamente legato all’ufficio stampa, è stato difficile contattare le redazioni perché i giornalisti erano in smartworking e avere i numeri di cellulare di tutti è una cosa assolutamente impossibile nel senso che sono veramente molto diversi i settori e i giornalisti sono poco propensi a dare i loro numeri perché la maggior parte non ha cellulari aziendali. Su quel fronte ho ovviato in parte cercando di contattarli su LinkedIn, che mi è servito a mandargli messaggi diretti perché è un canale ancora per loro poco presidiato dagli addetti stampa, quindi ricevono meno comunicazioni. Inoltre, le redazioni sono sempre piene di e-mail ed è difficile che riescano a soffermarsi sul tuo comunicato stampa (che è quello che a me interessava) perciò, non avendo la possibilità di chiamare, ho ovviato in questo modo.

Invece sul fronte di creare new business, come professionista — alla fine noi liberi professionisti siamo imprenditori di noi stessi, perciò bisogna lavorare ma allo stesso tempo pensare a quale possa essere il nuovo business — mi sono dedicata molto al mio personal branding. Ho lavorato molto sui contenuti e ho iniziato a girare video sul mio lavoro, in maniera per nulla autoreferenziale nel senso che il mio obiettivo è sempre fornire informazioni utili a chi mi segue: perciò, ho iniziato a parlare per quale motivo fare ufficio stampa, che cosa comporta, quali sono i criteri ecc. Quindi, realizzazione di video molto brevi abbinati anche a un blog che sto sviluppando sulla stessa linea.

Un’altra attività che mi ha molto gratificato sono state consulenze gratuite a colleghi sul personal branding: per lo più conversazioni con giovani freelance in difficoltà che mi hanno appagato perché intanto hanno sopperito un po’ all’aspetto sociale perché di solito ti incontri con i colleghi; con la penuria della pandemia, il fatto di non potersi vedere o comunque non parlarsi face-to-face mi ha dato la possibilità di confrontarmi con realtà diverse, ognuna con una sua specificità, ed entrare in sinergia con queste giovani — sono state tutte donne, fatta eccezione di un uomo.

Un’eccezione c’è stata!

Dora: Le donne sono un passo avanti, non c’è niente da fare. Secondo me sono sempre pronte a mettersi in discussione rispetto agli uomini.

Diciamo che la resilienza è una dote data nel DNA a noi donne.

Dora: Sono stata felice di condividere questa iniziativa con loro. Questo è stato ciò che ho fatto maggiormente. Avendo più tempo, mi sono dedicata ai clienti: alcuni hanno ovviamente diminuito il loro budget, per cui ho dovuto rallentare il lavoro in quel senso. Però si sono aggiunti altri clienti nella merceologia specifica: per esempio, la sanificazione durante il Covid è un settore merceologico che sta andando molto bene e sto lavorando con loro sul fronte ufficio stampa.

È molto interessante la tua esperienza di lockdown. Se tu dovessi riassumere delle strategie che ti hanno aiutato in quel momento per andare avanti professionalmente, quindi trovare in qualche maniera le risorse interiori per riuscire a rimanere attivi, di cosa parleresti?

Dora: Direi determinazione, che mi ha accompagnato e mi sta accompagnando; positività, perché l’approccio positivo mi ha permesso di non lasciarmi andare, lavorare sul mio personal branding pensando che quello che stavo facendo poteva e può servirmi d’ora in poi per il mio business: queste sono state le strategie che mi hanno accompagnato da un punto di vista interiore. E poi il fare e lo stare nel “fare” perché in questo momento è difficile poter azzardare delle previsioni e creare dei progetti nel lungo termine, dato che le condizioni non lo permettono; però secondo me il restare nel “fare” è una condizione che ti permette di portare avanti iniziative ovviamente mirate al tuo business: insomma, darti un minimo di strategia per quello che ti riguarda. Restando nel “fare”, riesci a realizzare delle situazioni e fare delle azioni che ti servono e serviranno anche da qui a domani, inteso come l’anno venturo o nei prossimi mesi.

Per esempio, il fatto di lavorare al personal branding, quindi sui video, sui social e creare contenuti utili per il mio pubblico, sono tutte azioni che poi torneranno utili anche al fine della ricerca: pensiamo all’indicizzazione di Google nel momento in cui carichi contenuti; se qualcuno li va a cercare, risale a me. Perciò è un’attività che mi può tornare utile e mi è tornata utile fin d’ora, perché in questo periodo di lockdown la conseguenza immediata rispetto al lavoro di personal branding che ho intrapreso in maniera massiccia è stata proprio la produzione di molti preventivi; ne ho fatti diversi ad aziende che mi hanno contattato perché alcune si erano soffermate su progetti che avevano messo nel cassetto e volevano implementare, altre stavano rivedendo le attività dove un ufficio stampa poteva servire e molte di queste si sono presentate da contatti che hanno visto i miei contenuti e poi hanno richiesto il preventivo. Di qua a metterlo in pratica è per una domanda successiva.

Quindi lo strumento base è stato dedicarsi al personal branding, perciò approfittare di un momento che poteva essere apparentemente più fermo per dedicarsi a creare nuovi network ma allo stesso tempo anche a ripensare sé stessi: a me piace parlare di posizionamento interno prioritario, cioè prima verso noi stessi e poi pure nel mercato rispetto agli altri.

Dora: Assolutamente sì.

Rispetto a quel periodo, adesso come va la tua professione e ci sono delle nuove strategie che stai utilizzando o vuoi implementare?

Dora: Sicuramente sto lavorando ma a basso regime, quindi significa che ho del tempo ancora da utilizzare per nuovi piani. Tuttavia, sto pensando e lavorando a un progetto di network con altre libere professioniste: è ancora tutto a livello embrionale al momento, stiamo facendo delle videocall per capire come interagire. Però la cosa positiva è cercare di creare un gruppo di professionalità, formato da persone con cui innanzitutto ti trovi bene, con cui sei entrato in empatia, con cui riesci a lavorare efficacemente, delle persone in gamba da un punto di vista di competenze e professionalità: questi sono i presupposti principali prima di intraprendere un qualche tipo di rapporto di questo genere. Stiamo organizzando un servizio che abbraccia queste 4/5 professionalità, che ognuna di noi possiede, per un nuovo target tutto da costruire. Sono molto fiduciosa anche se c’è l’incertezza del futuro, però d’altronde “finché c’è vita c’è speranza”..

La resilienza è poi questo: saper mettere a frutto anche quel poco che ci può essere di fertile e che poi può far nascere qualcosa quando ci saranno le condizioni. Se tu potessi chiedere tre aiuti, sia in senso metaforico o più strettamente operativo, quali ti potrebbero veramente sostenere?

Dora: Avere i numeri di cellulare di tutti i giornalisti: sarebbe un aiuto fantastico. Non succederà mai, ma l’obiettivo è quello. Un’altra cosa che mi farebbe comodo, così come a tutti quelli nella condizione di libero professionista, è avere un aiuto dal governo nel dimezzare le tasse. Non c’è neanche bisogno di commentare il motivo. E poi — penso che tutti lo vogliano — il mio desiderio è che il Covid abbia una morte certa a breve: domani il Covid muore e tutti possiamo riprendere le nostre attività usuali, magari con un punto di vista un po’ più ricco perché sicuramente il virus ci sta aiutando a ragionare in maniera diversa e considerare cose che prima sottovalutavamo. Ci sta facendo rimodulare la nostra vita, sia personale ma soprattutto professionale.

Siamo in dirittura d’arrivo, io ringrazio tantissimo Dora Carapellese per essere stata con noi.

Dora: Grazie dell’ospitalità.

About the guest

Dora Carapellese, giornalista e consulente di comunicazione e media relations. Il core business è l’attività di ufficio stampa che svolge in ambiti diversi: dalla sanità, al management, dal food alla cultura, dall’imprenditoria all’hotellerie. Abbina l’organizzazione di eventi dedicati e la gestione dei canali social all’attività di ufficio stampa. Svolge attività di formazione sui temi relativi alla comunicazione e attività di ufficio stampa. E’ vice presidente dei collaboratori di ASER, Associazione Stampa Emilia Romagna. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dell’Emilia Romagna dal 2007. la mia mission “Mi occupo di uffici stampa per aiutare le aziende a catturare l’attenzione dei giornalisti”

Per maggiori dettagli sulla sua attività potete contattarla su

LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/doracarapellese/

FACEBOOK: https://www.facebook.com/DoraCarapellesePR

SITO WEB: https://www.doracarapellese.it

The UN-registered nonprofit social initiative that helps small businesses and self-employed professionals to overcome the challenges of the pandemic.

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