Lockdown Economy Italy with HR Business Writer & Recruiter Roberta Zantedeschi

The interview was transcribed and adapted into an article by Giulia Girlando

Lockdown Economy: È un’iniziativa sociale senza scopo di lucro organizzata dal think tank AlterContacts.org in collaborazione con le Nazioni Unite. Si tratta di un ciclo di interviste a imprenditori per creare un forum dove condividere intuizioni, strategie e successi che i liberi professionisti stanno mettendo in atto durante la pandemia di Covid-19 col fine di ispirare, motivare e incoraggiare altri colleghi nel mondo.

In questa intervista abbiamo incontrato Roberta Zantedeschi Formatrice, HR Business Writer e Recruiter a Vicenza. Roberta ci ha raccontato che durante il Lockdown ha fatto una scelta controcorrente, potremmo dire “di rottura”, ovvero ha lasciato la società di recruiting con cui lavorava da anni nell’attività di ricerca e selezione e ha deciso di seguire la sua strada. Voleva e vuole fortemente dedicarsi alla comunicazione in ambito HR, alla scrittura efficace e allo sviluppo del capitale relazionale nelle aziende. Per sviluppare il lavoro ha incrementato la comunicazione e ha diversificato i canali, in particolare ho avviato un canale Youtube che è ancora piccolo ma sta dando dei bei riscontri. Ha lavorato molto su LinkedIn creando dei progetti di comunicazione ad hoc per il periodo di Lockdown e ha sviluppato il network, aprendosi più di prima allo sviluppo di relazioni on line. Nel prossimo futuro pensa a progetti formativi e divulgativi sui temi della comunicazione efficace, dell’employee advocacy e del social recruiting. Il suo obiettivo è lavorare sempre di più per le aziende perché sono le aziende a dover muovere i primi passi per ristabilire una maggior serenità e un’autentica collaborazione tra domanda e offerta.

Watch the video version of the interview.

Oggi è con me Roberta Zantedeschi, HR Business Writer & Recruiter nonché formatrice, ma le lascio la parola per descriverci di cosa si occupa.

Roberta: Sono una libera professionista. Per molto tempo ho lavorato nel mondo del recruiting e della formazione, oggi mi occupo prevalentemente di comunicazione sempre nell’ambito del mondo HR: non mi dedico alla comunicazione nel quadro dell’area marketing, ma alla comunicazione per le persone all’interno di contesti lavorativi; lavoro sia con le aziende, come formatrice e consulente, sia con privati che desiderano migliorare, curare e far evolvere la propria presenza sul mercato del lavoro — sappiamo benissimo che oggi è fondamentale avere strumenti e competenze per comunicare e comunicarsi, quindi opero su quelle tematiche. Sono una libera professionista, perciò lavoro sostanzialmente in proprio, ma ho alcune collaborazioni: in particolare, collaboro con una società di head hunting di Verona che si chiama Mentor & Faber; ho un gruppo di lavoro multidisciplinare su Milano di matrice legal; e ho altri progetti in corso perché, pur essendo autonoma, tendo a cercare relazioni professionali che mi consentano di arricchirmi su attività più complesse.

Condivido anche io questo modus operandi, perché credo che fare rete e creare alleanze sia molto importante in questo momento storico.

Roberta: Connettersi e restare connessi è una delle competenze che bisogna imparare ad acquisire, non solo con la rete — intesa come web — ma con le persone, quindi creare relazioni e sviluppare rapporti. Secondo me, quest’anno è stato maestro per chi ha saputo cogliere: vi è stata quell’opportunità, in qualche modo forzata, ma per qualcuno decisiva al fine di riuscire a fare rete e capire cosa significhi fare rete.

A proposito del nostro vissuto — ormai si parla di secondo lockdown — come hai affrontato la prima e la seconda ondata?

Roberta: Ho fatto qualcosa di inconcepibile: ho passato tre mesi chiusa in casa da sola con i miei figli! Se me l’avessero detto prima, avrei creduto di più alla pandemia (ride). Siccome il mio compagno opera nel medicale ha sempre lavorato regolarmente, quindi eravamo noi tre. È stato abbastanza destabilizzante: ad esempio, nella pratica, ho passato tre mesi svegliandomi all’alba per lavorare mentre loro dormivano perché, avendo uno 7 anni e l’altro 3, si fa fatica a lasciarli per conto loro.

Al di là di quello che hanno fatto tutti — come riorganizzarsi in casa — io ho “cambiato” impiego. Ho sempre lavorato principalmente come recruiter e avevo questa tipologia di collaborazione con una società del territorio; invece, durante il lockdown ho deciso di dedicarmi all’altra parte del mio percorso professionale, che ho sempre coltivato lateralmente, e di provare a renderla qualcosa di più rilevante: per cui, ho interrotto una collaborazione che ammontava all’80% del fatturato per intraprendere e concretizzare un percorso nell’ambito di comunicazione e scrittura efficace, su cui lavoro da molti anni ma con la parte di recruiting sempre più prevalente.

Perciò per me il lockdown ha significato rottura, cambiamento e rimettersi completamente in gioco. Oggi mi trovo in un momento professionale di grande transizione, che forse sto vivendo meglio alla luce di quest’anno in cui è tutto in movimento e in rivoluzione: mi sento più “nella corrente” che controcorrente. Può sembrare controintuitivo poiché, quando tutto è incerto, viene consigliato di preservare quel che si ha: io ho fatto una scelta diversa e poi vedremo come andrà, però sono molto ottimista e grata di avermi messo nella condizione di fare questa decisione. Per me il lockdown è stato maturare e agire una scelta di cambiamento professionale.

Hai seguito il flusso, anziché opporti a quello che stava accadendo.

Roberta: Soffro molto le costrizioni, ovvero sentire che qualcun altro decide per me: quando questa dinamica diventa molto pesante io, in un modo o nell’altro, vado a rompere. Quel momento era di grande oppressione generale, non nella mia specificità, per cui ho sentito davvero il bisogno di chiedermi se avessi alcun peso decisionale.

Ciò è quello che cerco di trasmettere alle persone: quando le circostanze esterne procedono in un modo per cui non è possibile modificarle in maniera determinante, l’unica azione da compiere è guardare dentro al proprio recinto e decidere lì cosa è possibile fare per non sentirsi impossibilitati. Il sentimento di impossibilità di fare qualcosa non mi piace tantissimo: ognuno ha un recinto all’interno del quale può agire e questo peraltro sviluppa l’autostima e il senso di autorealizzazione; per cui ho fatto su di me quello che consiglio agli altri.

Vista questa tua esperienza così forte e abbastanza comune, avresti una pillola di suggerimento pratico per chi si ritrova a cambiare lavoro?

Roberta: Il primo passo è partire dalla consapevolezza e mettere a fuoco gli obiettivi perché mi capita spesso che le persone arrivino da me con un grande desiderio di cambiamento, ma con una vaghezza altrettanto forte. L’obiettivo è cambiare, ma per cosa, dove e in che senso?

Penso sempre che il cambiamento non sia una decisione, ma qualcosa che si costruisce. Il concetto della svolta — famosa leggenda metropolitana — è legato al tempo; i colpi di fortuna esistono, però sono rari. La svolta si costruisce decidendo che si vuole cambiare e poi andando a formare un percorso per il quale, guardandosi indietro a un certo punto, si potrà affermare di aver svoltato. Ma ciò è frutto di un percorso: nel mio caso, la scrittura è entrata nella mia vita in maniera più decisiva nel 2011 ma solo nel 2020 ho deciso di inserire la dicitura HR Business Writer, gesto su cui ancora sento di aver esagerato. Però quest’anno affermo: “Sto svoltando”, ma è il risultato di un percorso lungo.

L’altro elemento legato al cambiamento, fondamentale da sapere — e qui richiamo Calvino — è che ogni scelta porta sempre con sé anche una rinuncia e quindi, di fatto, scegliere vuol dire rinunciare. Se è vero che il cambiamento non è solo una decisione, ma si costruisce tanto con le scelte, bisogna mettersi nella condizione di scegliere; quando si compie una scelta, si accetta qualcosa e si lascia andare qualcos’altro. Un cambiamento porta sempre con sé una crisi di identità, autostima, fatturato, sicurezza e stabilità emotiva: ve lo assicuro, una crisi ci sarà sempre quando si deciderà di cambiare e va accolta; poi si ristabilisce un equilibrio. Quindi, non si può pensare di cambiare senza perdere o mettere in crisi qualcosa oppure solo con la forza decisionale di cambiare (anche la decisione di cambiare è un processo, ma non è sufficiente).

Sono consigli che risuoneranno in molti per efficacia e utilità.

Roberta: Vi consiglio a tal proposito un libro, “Design Your Life”, che applica il pensiero del design thinking alla riprogettazione della propria vita: per chi non sa come agire concretamente, vi sono metodi, esercizi, tappe ecc. ed è consigliabilissimo a tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, ma anche a tantissime persone della nostra età che magari si trovano a voler rimettere in discussione alcune scelte.

Lo acquisterò anche io! Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

Roberta: Voglio portare il concetto di capitale relazionale, comunicazione interna ed employee experience — dopo la customer experience. Il fil rouge è la comunicazione: voglio davvero occuparmi di quest’ambito per costruire relazioni, capitale relazionale e, di conseguenza, benessere. Pertanto, anche aiutare le aziende a raggiungere i propri obiettivi, perché il capitale relazionale è uno degli asset intangibili però assolutamente determinante nel raggiungimento degli scopi.

L’altra cosa — sui cui mi espongo un po’ — è che, producendo molti contenuti, mi piacerebbe finalizzarli anche in qualcosa di editoriale. Molta della mia intenzione e focus stanno nello scrivere in maniera più articolata e produrre qualcosa di più strutturato.

Aspettiamo un libro allora! Infine, ti chiedo di concretizzare tre aiuti che ti possono essere utili in questo momento.

Roberta: Se potessi chiedere qualcosa, sarebbe il coraggio non per costruire bensì per lasciare andare perché ho dei limiti circa la paura di perdere il controllo; invece, al di là di dire dei no, a volte bisognerebbe proprio lasciare andare alcune cose per dedicarsi in maniera più continuativa ad altre. Quindi vorrei più coraggio nella direzione del lasciare andare.

Poi vorrei un po’ più di intelligenza tecnologica: mi accorgo di fare tante attività ma talvolta è come se le sfruttassi solo fino a un certo livello, perché magari non conosco le piattaforme o non finalizzo da un punto di vista proprio tecnologico i lavori che faccio per renderli più efficaci, comunicativi e legati agli obiettivi.

E poi vorrei più metodo perché credo che, attraverso il metodo, andrei a guadagnare più tempo. Io voglio più tempo, però credo che il metodo sia l’elemento che mi possa aiutare: io sono un’antimetodica, ma mi sto facendo aiutare seguendo tanti contenuti di una professional organizer, Chiara Battaglioni. Penso che ne avrei bisogno ancora di più.

Mi sembra una bella triade e mi auguro che si realizzi. Grazie, Roberta, per le esperienze che hai generosamente condiviso qua con noi.

Roberta: Grazie per l’invito.

About the Guest

Chi è Roberta Zantedeschi: Formatrice, HR Business Writer, Recruiter e Insights Discovery Practitioner. Si occupa di formazione, assessment e comunicazione in ambito HR: lavora con le aziende che hanno a cuore le loro persone e con persone che vogliono comunicarsi sul mercato del lavoro. LinkedIn.

Sito https://www.robertazantedeschi.com/

The UN-registered nonprofit social initiative that helps small businesses and self-employed professionals to overcome the challenges of the pandemic.

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